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Album di famiglie

album di famiglieAlbum di famiglie è un progetto audiovisivo che raccoglie diversi album di famiglia rendendoli patrimonio collettivo; un filmato da sfogliare storia dopo storia, per una narrazione di donne che hanno conservato fotografie e oggetti legati a vicende della Grande Guerra. Una memoria residua ricamata dalle parole di chi ricorda.

Le prime storie che aprono l'album di famiglie, presentate venerdì 4 settembre, restano in visione, insieme ad alcuni oggetti, nello spazio di Casa Collini ad Arco, nel cortile di Palazzo dei Panni, tutti i giorni tranne il lunedì fino al 20 settembre, dalle 10 alle 18.

L'evento ha aperto l'edizione 2015 della «Biblioteca per la pace», il tradizionale cartellone di appuntamenti con scrittori, artisti, giornalisti, attivisti e operatori impegnati concretamente nella diffusione della cultura della pace, valore imprescindibile per ogni società civile, promosso alla biblioteca civica Bruno Emmert e dall'assessorato alla cultura del Comune di Arco.

In ogni casa c'è un album di fotografie, custode di memorie private che scandiscono la vita affettiva, il più delle volte fissando ricorrenze felici come una nascita, un matrimonio, un viaggio, ricordi che si mostrano volentieri per raccontare la storia della famiglia. Diverso è vedere in filigrana, nello scorrere delle vicende, la presenza di volti cari persi sul fronte della Grande Guerra, vicende di profughi, assenze: non c'è famiglia che non porti nella propria storia il segno e la ferita che il primo conflitto mondiale ha inferto all'umanità.

Un fatto doloroso che d'improvviso fa diventare collettivo e trasversale il ricordo personale. Il progetto audiovisivo “Album di famiglie” apre ad una particolare lettura della memoria della Grande Guerra, proprio come si apre un album di ricordi, con tutte le caratteristiche di intimità e di legami tra individui che spesso abitano queste pagine, ma rendendoli plurali, di tutti.

La domanda che sottende alla realizzazione del progetto audiovisivo: come sono state traghettate a distanza di cento anni le storie familiari riguardanti la prima guerra mondiale? E chi all'interno delle famiglie si è fatto carico di raccontare o di custodire oggetti, testimoni silenziosi delle storie?

Sono soprattutto le donne che custodiscono gli album e gli oggetti, conservando nel tempo quella “memoria residua” che mantiene un filo con il passato. Memoria residua perché non sempre dettagliata con precisione nei fatti storici, ma ramificata nei processi affettivi di chi a ritroso ha dipanato l'esperienza del dolore di un'intera generazione al fronte, una metaforica seconda linea fatta da chi stava a casa ad aspettare, a farsi carico dell'assenza.

Nell'Album di famiglie le fotografie, spesso tenute nei cassetti, sempre più sfuocate nella memoria, si animano dentro un racconto al presente ancora possibile grazie alla narrazione delle donne di famiglia. E le storie riprendono fiato nella loro forza di testimoniare. Così un portatovaglioli in bianchissimo cotone ricamato dalle signorine della famiglia rivana dei Pernici con la scritta “Carceri di Trento, marzo 1916” svela una serie di dettagli e una catena di legami tra diverse generazioni, raccontati con passione e lievità dalla pronipote Manuela Bonfioli che racconta le vicende del gruppo di famiglia nelle carceri di Trento in attesa di essere trasferito a Katzenau.

Situazioni quotidiane e molto diverse tra loro. Come la storia della Luigia detta Vigia di Pilcante, deportata a Pallanza sul lago Maggiore, e della sua pentola dove cucinava con due uova una frittata per sette persone imbevendola d'acqua e aceto per farla bastare a tutti; “e non è creatività questa?” esordisce la nipote Miriam Bazzanella, altra testimone.

La volontà dell'Album di famiglie è rendere visibile con grande delicatezza quel filo che ricama la storia individuale che diventa collettiva, e che spesso sono le donne a tessere, attraverso il racconto orale. L'anteprima del progetto, voluto dalla biblioteca civica “Bruno Emmert” e dal Comune di Arco insieme alla Fondazione Museo storico del Trentino, è stata presentata da Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo storico del Trentino, che darà seguito al progetto nelle sue tante storie attraverso il canale televisivo History Lab, presenti l'assessore alla cultura Stefano Miori, la curatrice del progetto Roberta Bonazza e il videomacker Luciano Stoffella.

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